La Cittadinanza Italiana Iure Sanguinis Dopo il Decreto Tajani n. 36/2025: Un Quadro in Evoluzione
- Avv. Maila Pistola
- 5 mag
- Tempo di lettura: 2 min

Il principio dello iure sanguinis, che permette la trasmissione della cittadinanza italiana attraverso la discendenza, ha da sempre rappresentato un pilastro fondamentale per milioni di persone in tutto il mondo. Tuttavia, il recente Decreto Tajani n. 36/2025 ha introdotto significative modifiche, generando un acceso dibattito e sollevando questioni cruciali riguardo al futuro di questo diritto.
La riforma, promossa dal ministro Tajani, si propone di regolamentare in modo più stringente il meccanismo di acquisizione della cittadinanza italiana per discendenza. Il fulcro della controversia risiede nella restrizione del diritto, ora subordinato alla dimostrazione della nascita di almeno un nonno in Italia. Questa nuova disposizione segna un netto distacco dall'attuale interpretazione dello iure sanguinis, che riconosce la cittadinanza ai figli di cittadini italiani, indipendentemente dal luogo di nascita.
Riforma della Cittadinanza: Il Decreto Tajani al Centro di Polemiche e Modifiche
Un'ondata di 106 emendamenti sfida il decreto Tajani, che ridefinisce le norme sulla cittadinanza per discendenza, con particolare attenzione alle questioni di retroattività e assenza di transizione.
La recente emanazione del decreto ministeriale, promosso dal ministro Tajani, mira a riorganizzare il processo di ottenimento della cittadinanza italiana attraverso la discendenza. L'attuale sistema, basato sul principio dello ius sanguinis, che garantisce la cittadinanza ai figli di cittadini italiani anche se nati fuori dal territorio nazionale, è oggetto di una significativa revisione. La nuova normativa, infatti, introduce restrizioni sostanziali, limitando la possibilità di richiedere la cittadinanza a coloro che possono dimostrare la nascita di almeno un nonno in Italia. Questa modifica ha generato un acceso dibattito, con numerose critiche che evidenziano potenziali profili di incostituzionalità.
L'aspetto più controverso del decreto risiede nell'applicazione retroattiva delle nuove regole, che potrebbe influenzare negativamente le posizioni di chi aveva già avviato le procedure basandosi sulla precedente normativa. Inoltre, l'assenza di un periodo transitorio per l'adeguamento alle nuove disposizioni ha suscitato ulteriori preoccupazioni.
La risposta a queste critiche è stata immediata e consistente: sono stati presentati ben 106 emendamenti al decreto, segno di una forte opposizione e della necessità di un'attenta revisione. Questi emendamenti cercano di mitigare gli effetti della retroattività, di introdurre un periodo di transizione adeguato e di chiarire alcuni punti oscuri della nuova normativa. Il futuro del decreto Tajani rimane incerto, con la necessità di un dibattito approfondito per trovare una soluzione equilibrata che rispetti i principi costituzionali e le aspettative dei cittadini.
Le implicazioni del Decreto Tajani n. 36/2025 sono di vasta portata, interessando comunità di origine italiana in tutto il mondo. La discussione in corso evidenzia la complessità della materia e la necessità di un approccio ponderato che tenga conto delle diverse realtà e delle legittime aspettative di chi aspira al riconoscimento della cittadinanza italiana.






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